CTM “Villa Adelaide” - Cavaglià (BI)

Villa Adelaide è una Comunità per minori autorizzata ad accogliere dieci Ospiti.
Le camere, due singole e quattro doppie, sono provviste di servizi igienici attrezzati.
Disposta su due livelli, la Struttura presenta caratteristiche architettoniche e accorgimenti tecnici funzionali all’organizzazione della vita degli Ospiti, che la rendono fruibile anche da persone con autonomia ridotta.


Obiettivo di Villa Adelaide è cercare di alleviare la sofferenza degli Ospiti, promuovendone la crescita personale attraverso l'esperienza di un periodo di vita in comune. L'attenzione è rivolta all'importanza delle relazioni umane, della responsabilità e della dignità personale, in un ambiente sociale che può essere strumento per sperimentare direttamente un'esperienza maturativa.
La Comunità, nel suo insieme e nelle sue articolazioni, coltiva un ideale terapeutico realistico, sviluppando un ambiente sociale che favorisca al massimo il benessere degli utenti, riattivando un processo di crescita attraverso il confronto con gli altri.
Il soddisfacimento dei bisogni di ogni singolo Ospite implica delle azioni socio-assistenziali personalizzate e la formulazione di obiettivi specifici in funzione del grado psico-fisico individuale.
A tale scopo sono stati individuati alcuni valori-chiave in cui, tutte le persone che collaborano alla vita della Comunità sono chiamate a identificarsi nello svolgimento del loro lavoro:
• cercare di alleviare ogni stato di sofferenza, personale e interpersonale
• nutrire curiosità per gli Ospiti e passione per le loro risorse e la loro valorizzazione
• mantenere un'attenzione costante all'atmosfera, al clima interno alla convivenza comunitaria, dai piccoli momenti informali di vita quotidiana ai momenti istituzionali, come quelli di lavoro terapeutici nei gruppi.

Fattori essenziali per la residenzialità presso la Comunità sono:
• una vita comunitaria, aperta alla condivisione degli Ospiti e degli operatori, in un'equipe multidisciplinare ;
• periodiche riunioni;
• un programma concordato di incontri di gruppo e individuali con l'obiettivo di sviluppare un senso di comprensione del proprio ‘star male’ o ‘star bene’
• attività espressive, occupazionali e ricreative;
• confronti con la famiglia d'origine, considerata parte integrante del processo terapeutico di cambiamento.

La progettualità terapeutica è una componente essenziale del trattamento e della direzione della cura.
Ogni Ospite ha problematiche e risorse specifiche, modalità e tempi di intervento propri. Per questo motivo è indispensabile costruire insieme con l'ospite e i curanti un progetto personalizzato.
Una maggiore definizione del progetto terapeutico può essere stabilita, in accordo con il Servizio inviante e i familiari, soltanto dopo un primo mese di osservazione in Comunità, per permettere all'équipe interna una più approfondita conoscenza del caso, e una relazione più autentica con la persona che deve intraprendere un percorso di cambiamento.
I programmi terapeutici prevedono interventi che si focalizzano su alcuni ambiti specifici:

• Piano psicologico, al fine di una maggiore integrazione dei sintomi del paziente nei diversi ambiti di funzionamento e del proprio sé.
• Piano relazionale, al fine di favorire un maggior adattamento e un'esperienza di gruppo, di condivisione con l'altro nella quotidianità.
• Piano farmacologico, al fine di ricercare una stabilizzazione dei sintomi e della sofferenza psichica, nonchè del ricorso all'utilizzo di sostanze, per i soggetti che presentano complicazioni da tossicodipendenza.
• Piano pedagogico,al fine di migliorare gli aspetti relativi alla cura del sè e del proprio ambiente.
• Piano riabilitativo, al fine di sviluppare le risorse adattive e di integrazione con l'ambiente, il nucleo familiare e il territorio di competenza.

Il periodo residenziale consigliato, normalmente compreso tra i sei e ventiquattro mesi, si articola in varie fasi:

• primo mese: fase di conoscenza, mirata a una valutazione psicodiagnostica. Al termine del mese, in condivisione con il Servizio inviante, viene formula un progetto terapeutico;
• gruppo accoglienza: durante il primo periodo il minore viene introdotto nel gruppo per aiutarlo ad affrontare le problematiche legate all'inserimento e per creare una efficace alleanza terapeutica. Durante questo periodo, parallelamente all'approfondimento psicopatologico e al supporto psicologico da parte del neuropsichiatra infantile, il minore è affiancato da uno psicoterapeuta di riferimento e da un educatore professionale, che si occuperanno di seguire in modo specifico il suo percorso personale attraverso colloqui individuali ed un accompagnamento nell'affrontare le attività quotidiane. La Comunità propone un ambiente di vita incentrato sulla cura del sé. L'ospite viene stimolato a frequentare alcune attività occupazionali ed espressive, gruppi terapeutici di varia natura, al fine di sperimentarsi sui vari livelli;
• piccolo gruppo: nella fase centrale del percorso, il piccolo gruppo aiuta ad approfondire le proprie problematiche e a potenziare progressivamente la responsabilizzazione individuale e la partecipazione alla vita comunitaria.
La dimensione ludica e la gestione del proprio tempo libero diventano fondamentali nel processo di cura, anche grazie ad uscite di gruppo e gite organizzate. Quando il percorso raggiunge una maggiore stabilità, è previsto il reinserimento sociale e, laddove possibile, anche tirocini e borse lavoro esterni alla Comunità.
L'ultima fase è caratterizzata alle tematiche relative all'imminente reinserimento sociale.

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